• Passa al contenuto principale
  • Skip to header right navigation
  • Skip to site footer

Al Centro Del Mediterraneo

Memoria Migrazioni e Accoglienza

  • Home
  • Progetto
  • Percorsi
    • Agricoltura e territorio
    • Mare, navigazione e pesca
    • Migrazione e movimenti
    • Pace e guerra
  • Contatti

La pesca delle spugne e lo Spugnificio Giovannino

Informazioni generali

Percorso
Mare, navigazione e pesca

Percorso
Migrazione e movimenti

Luogo e contatti
Via Roma, 17

Coordinate
35.50094195, 12.60608964

Visualizza su Maps

La pesca delle spugne e lo Spugnificio Giovannino

La colonizzazione di Lampedusa avviata nel 1843 da Ferdinando II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie, avvenne su basi prettamente agricole. Il lavoro dei coloni si rivelò però ben presto vano e dagli esiti piuttosto deludenti e così, già ai tempi dell’Unità d’Italia, i coloni cominciarono ad abbandonare l’attività agricola per dedicarsi alla pesca e alla salagione del pescato, e poco più tardi alla pesca delle spugne. Nel mese di maggio del 1887 un pescatore trapanese, di nome Leonardo Augugliaro, al comando del trabaccolo “Nuova Carmine” di rientro dai banchi di Sfax dopo una campagna di pesca deludente, scandagliando il fondo a circa 20-30 miglia da Lampedusa scoprì un banco di spugne.

Successivamente furono scoperti altri banchi attorno all’isola di Lampedusa e anche presso l’isolotto di Lampione. In pochi anni arrivarono molti equipaggi di pescatori di spugne, anche dalla Grecia e dalla zona dalmata. inizialmente la pesca era praticata dai palombari, che scendevano sul fondo e staccavano manualmente le spugne dal fondale roccioso, poi si passò a sistemi più efficenti, ma al contempo più distruttivi. Per la pesca delle spugne si impiegavano i trabaccoli, barche con uno o più alberi e vele al terzo. A Lampedusa presero il nome di Saccaleva (o sacco a leva), dal nome di un tipo di pesca che veniva praticata per la cattura delle alacce. Il nuovo metodo utilizzato per la pesca delle spugne era quello del dragaggio per mezzo di un attrezzo da pesca chiamato gangava, consistente essenzialmente in un telaio rettangolare al quale era attaccato un sacco profondo circa 1,8-3 metri. Dragato il letto di spugne, quanto raccolto nel sacco veniva poi scaricato sul ponte, mentre i materiai di scarto venivano gettati in mare.

Tre uomini erano in grado di maneggiare la nave e dragare, ma poiché il lavoro veniva svolto di continuo, giorno e notte, l’equipaggio era generalmente composto da 5 persone: il Capitano (massima autorità a bordo); 2 marinai Capi guardia; 2 marinai seconde guardia. La stagione della pesca iniziava a febbraio/marzo e si concludeva a settembre, in tempo utile affinchè i pescatori potessero prendere parte il 22 settembre alla festa della Madonna di Porto Salvo, patrona dell`isola. La pesca delle spugne è stata praticata anche in una cala subito a levante del porto, chiamata per l’appunto Cala Sponze (o cala delle spugne), dove si sono pescate ottime spugne da pochi metri dalla spiaggia sino a circa 7-8 chilometri al largo. A partire dagli anni ‘60 le spugne vengono ottenute dai pescherecci che praticano la pesca strascico, soprattutto di Mazara del Vallo, sui banchi di Libeccio, Mezzogiorno e Scirocco.

Lo spugnificio Giovannino, sito in Lungomare L. Rizzo con punto espositivo in via Roma 17, è l’unico rimasto tuttora in funzione, e continua ad utilizzare i metodi di lavorazione tradizionali. Il locaIe ricavato da una grotta, che ospita il magazzino e il laboratorio, è databile ai primi del ‘900, all’epoca di proprietà della famiglia Sferlazzo, utilizzato per la produzione del pesce salato. Intorno agli anni ‘50 la famiglia Scozzari prende in affitto il locale per farne uno stabilimento per la lavorazione delle spugne. Dagli anni ‘90 si affianca nell’attività la famiglia Raptis, discendente da un sommozzatore-pescatore di spugne trasferitosi dalla Grecia a Lampedusa verso la fine del 1800.

Periodo storico

Età contemporanea

Cronologia

1887

un pescatore trapanese, di nome Leonardo Augugliaro, al comando del trabaccolo “Nuova Carmine” di rientro dai banchi di Sfax dopo una campagna di pesca deludente, scandagliando il fondo a circa 20-30 miglia da Lampedusa scoprì un banco di spugne.

Fine 1800

Il sommozzatore e pescatore di spugne Raptis si trasferisce a Lampedusa dalla Grecia e avvia un’attività di pesca e lavorazione delle spugne

Anni ’50

La famiglia Scozzari prende in affitto dalla famiglia Sferlazzo in affitto un locale ricavato in una grotta per farne uno stabilimento per la lavorazione delle spugne

Anni ’60 – oggi

Le spugne sono una cattura occasionale della pesca a strascico

Anni ’90

Si affianca nella gestione delle attività dello spugnificio la famiglia Raptis discendente da un sommozzatore-pescatore di spugne trasferitosi dalla Grecia a Lampedusa verso la fine del 1800.

Fonte

  • Bibliografica | I quaderni: La Spugna di Lampedusa | G. Policardi | Archivio Storico Lampedusa | 2020
  • Bibliografica | Lampedusa: la vita marinara e le attività di pesca. Serie “I quaderni” | Brignone Annamaria | Archivio Storico Lampedusa | 1971
  • Bibliografica | La pesca delle spugne nel Mediterraneo (1900-1939) | Mastrolia Franco Antonio | Edizioni Scientifiche Italiane, Collana Cultura ed Economia, ISBN 9788849530360 | 2016

Approfondimenti

Informazione generale/turistica

https://lampedusa.me/la-pesca-delle-spugne-a-lampedusa-da-fine-800-ai-primi-del-900

Categoria: Mare, navigazione e pesca, Migrazione e MovimentiTag: gangava, Mare, Pesca, porifera, saccaleva, Trabaccolo

Obiettivo specifico: 2. Integrazione / Migrazione legale
Obiettivo Nazionale: ON 2 – let f) – invito ad hoc Comune di Lampedusa 2023
Progetto Memoria, migrazioni ed accoglienza a Lampedusa – PROG-3928

Copyright © 2026 · Lampedusa · All Rights Reserved