
Foto tratta da “Isole in mare aperto, le Pelagie tra preistoria e tardo antico”, di Polito A., 2016
Informazioni generali
Necropoli paleocristiana
La Soprintendenza di Agrigento a partire dagli anni ‘80, ha individuato e parzialmente scavato una necropoli ipogeica di epoca paleocristiana, dunque coeva all’abitato tardo-antico e a questo riferibile. Si tratta di un complesso catacombale che doveva essere in origine più ampio, come dimostrano i numerosi passaggi e collegamenti ad altri settori sotterranei oggi non più visibili a causa dell’intensa urbanizzazione della zona a ridosso del Porto Vecchio. Gli scavi hanno portato alla luce un grande ambiente centrale con la volta sostenuta da pilastri ricavati nella roccia. Al suo interno vi sono numerosissime sepolture collocate sia sul piano di roccia su tre livelli sovrapposti, sia scavate nei pilastri e nelle pareti. Le tombe occupano tutto lo spazio disponibile, invadendo anche gli stessi camminamenti originari.
Le tombe più antiche sono quelle scavate sul piano e quelle ad arca scavate nei pilastri di roccia. Erano coperte da lastre di calcare sigillate con malta e intonacate di colore rosso. Quando lo spazio del primo livello fu completamente occupato da sepolture, a questo si sovrapposero altri due livelli di sepolture a cassa, formate da lastre di calcare impostate di taglio, chiuse da altre lastre sigillate con malta e rivestite dentro e fuori di intonaco rosso.
Le sepolture potevano essere singole o plurime. Poiché si tratta di tombe cristiane, i corredi funerari sono costituiti solo da pochi oggetti personali del defunto (monili di vario genere, come collane, bracciali, una fibbia di bronzo). La ceramica da mensa e i resti di lische di pesce rinvenuti rimandano, invece, all’uso di compiere pasti rituali sulle tombe in onore dei defunti. Le lucerne sono tutte di origine africana, dalla Tunisia, e presentano decorazioni vegetali e zoomorfe e tipici simboli legati al cristianesimo: scene dal Vecchio Testamento, il monogramma di Cristo, la lettera “iota”, iniziale di Iesus in greco, la croce. I reperti sono conservati nel Museo archeologico delle Pelagie.
La necropoli fu in uso dai primi del V al VII sec.d.C, ma il momento di maggiore frequentazione fu tra la fine del V e il VI sec.d.C.
Oggi la necropoli non è più visibile se non attraverso un piccolo saggio chiuso da un vetro all’interno di un’attività commerciale in uno degli edifici che sono stati costruiti al di sopra della necropoli.
Periodo storico
Medioevo
Fonte
- Bibliografica | Le isole Pelagie – Lampedusa, Linosa, Lampione – e la loro flora | Sommier S. Luigi Chiti Successore | 1908
- Bibliografica | Lampedusa, Linosa and Lampione, in “Annales of Archeology and Anthropology”, IV, pp. 20-21 | Ashby T. |1911
- Bibliografica | Lucerne in sigillata africana, ceramica fine e da fuoco dalla necropoli paleocristiana di Lampedusa (Sicilia), in “Rei Cretariae Romanae Fautorum”, Acta 42, XXVII Congesso. | De Miro A. – Polito A. | 2012
- Bibliografica | Lampedusa tra il IV e il VII secolo: nuovi dati dalle esplorazioni archeologiche | De Miro A. | Carlo Saladino | 2007
- Bibliografica | Isole in mare aperto. Le Pelagie tra preistoria e tardo antico Polito A. | Regione siciliana. Assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana. Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana | 2016
- Sito Internet | Lampedusa – la necropoli paleocristiana di Porto Vecchio (Salviamo il salvabile) Archivio Storico Lampedusa | Youtube | 11 febbraio 2017 | https://www.archiviostoricolampedusa.it/2017/02/lampedusa-la-necropoli-paleocristiana.html